Ungheria in Austria in Ungheria - Die Wiederentdeckung der Bernsteinstrasse

Ungheria in Austria in Ungheria

Ci si accorge di essere ritornati in Ungheria soltanto per l‘abbaiare improvviso dei cani.

Dopo due ore di camminata attraverso sentieri congelati fra vigneti, attraverso villaggi, alla fine su strada bagnata arrivo con stupore a Sopron. Sono atteso. Il Dottor Janos Gömöri, archeologo del museo di Sopron, sosta presso una colonna di intercessione contro la peste e ride quando mi vede arrivare, come se facesse la sua apparizione in città un cammello egiziano.

Da quel momento sono affidato alle sue speciali cure e dopo una corta pausa rifocillante a base di gulasch e crespelle mi mostra tutto.

Sopron è un gioiello con il suo centro città incantevole, sconosciuto e non ancora scoperto dai più. Qui fiorisce soltanto il commercio per gli acquisti da parte di viennesi e un turismo legato alle cure dentistiche più a buon mercato, per il resto questa bellezza si trova in uno stato letargico. Il centro medievale ancora intatto fino ad oggi possiede 115 monumenti e 240 edifici sotto tutela in quanto monumenti storici. 

Dopo la prima guerra mondiale la città, nella quale ancora oggi vive una numerosa minoranza di lingua tedesca, avrebbe dovuto diventare capoluogo della regione austriaca Burgenland. Però durante un plebiscito, nel dicembre del 1921, il 62,5% della popolazione si schierò per rimanere con l‘Ungheria, cosicché oggi sulla cartina si vede questa enclave a forma di sperone, sulla cui  sommità giace la sua perla, Sopron, invadere il territorio austriaco e dividerlo in due.

Il dottor Gömöri mi prende per mano e mi conduce davanti ai bastioni della città, un enorme complesso di mura romane, che attorniava l‘intera città, controllava l‘intero sistema di entrata e uscita delle strade e che nel Medioevo venne ulteriormente ampliato. Mi mostra il Foro dei tempi romani, che si trova sotto la piazza principale di oggi a quattro metri di profondità, le case borghesi delle periodo barocco e di quello rinascimentale, la torre del fuoco, chiese gotiche e barocche, la sinagoga medievale e palazzi del 19º secolo. Poi con un sorriso ci rinchiude a chiave nel museo per mostrarmi tesori antichi di seimila anni, decodifica le relazioni fra le cose e fa luce sul significato e sull‘importanza della Via dell‘Ambra per la città.

La romana Scarbantia, odierna Sopron, che era una città borghese e non una fortezza militare, si situava a un incrocio fra la strada dell‘ambra, asse nord-sud, e la strada che conduceva da Arrabona (Gyõr) verso Vindobona (Vienna), asse est-ovest. I suoi abitanti erano per lo più commercianti e veterani e nel primo e secondo secolo il commercio dell‘ambra fiorì diventando sempre più importante per la vita della cittadina. Durante la reggenza di Vespasiano (69-79 a.C), la città venne proclamata Municipium con una sua propria costituzione: Municipium Flavium Augustum.

Mi viene il capogiro e il signor Gömöri, quando è già buio profondo, mi libera dalla sua gentile presenza con un sorriso promettente e mi lascia nella piccola camera degli ospiti del museo: domattina alle otto andremo all‘anfiteatro e poi nella foresta, sulla strada dell‘ambra.

Il giorno seguente non ho ancora raggiunto i bastioni, che già mi ritrovo a rabbrividire con la neve fino al sedere al bordo del cratere dell‘enorme anfiteatro romano, e poco dopo in una profonda foresta innevata sul vallo della Via romana dell‘Ambra.

Lentamente cominciano adesso a ricomporsi immagini del mio viaggio, lentamente si cristallizza una vera strada, emerge un legame, di cui avevo intravisto le prime tracce ad Aquileia, e che a continue grandi distanze sempre più si materializza per comporre i frammenti in un‘unità, come una sequenza di perle infilate in un filo.

Incontriamo poi il vicesindaco, diamo interviste per giornali e per la radio cattolica della regione, prendiamo un pasto sostanzioso, e poi usciamo fianco a fianco dalla città, allegri come due vecchi amici che hanno compiuto insieme un lungo viaggio o fatto una scoperta importante. Quindi al confine mi saluta con un „Felice viaggio!“ senza avermi prima strappato la promessa di ritornare. Giurato!

 

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  1. [...] Here are Markus Zohner’s  notes about his visit to Sopron on February, 11th, 2010. [...]

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